NOI

A nove anni dal dramma che ha colpito la città di L’Aquila e, con essa, tutti noi, ancora ci interroghiamo su come sia giusto intervenire in questo intermezzo temporale in cui la città è sospesa tra quello che fu e quello che dovrebbe diventare. Questo interrogativo si rinforza ogni giorno mentre cerchiamo, in prima persona, di dare un contributo alla costruzione di un futuro ancora sfuggente. Il primo impegno è stato quello di riportare l’attività professionale all’interno delle mura civiche, nel cuore della “città che fu”, perché riteniamo giusto riportare la “bottega dell’architetto” nel cuore del problema. Ci siamo trovati, però, a dover RESISTERE quotidianamente all’impatto di una “città che ancora non c’è”. La dura convivenza con l’assenza di spazi dedicati alla socialità, la presenza troppo invasiva dei cantieri, e, più in generale, la deregolamentazione, generano un luogo urbano completamente privo di un tessuto umano, saturo di macchine, dove le vie sono invase dalle 7.00 alle 17.00 da ponteggi, operai, macchinari e mezzi pesanti, quasi tutti incuranti del bene comune (la città), per poi, la sera, ripiombare in un silenzio assordante. Brani urbani dove, chiusi i cantieri, non rimane più nessuno, in cui, PIÙ CHE UNA CITTÀ IN RINASCITA, SI RESPIRA LA MANCANZA DELLA VITA REALE.

È POSSIBILE CHE QUESTA SIA L’UNICA VITA POSSIBILE DURANTE OGNI PROCESSO DI RICOSTRUZIONE?

LA RISPOSTA

Siamo CONSAPEVOLI che il TERREMOTO, così come tutti gli eventi catastrofici, genera, nel sentire comune, UNA INTERRUZIONE TEMPORALE E SPAZIALE, creando, inevitabilmente, un “prima”, che assume le vesti di unico punto di orientamento per la collettività, e un “dopo”, indeterminato per tutti. CREDIAMO, in realtà, che questa INTERRUZIONE è soltanto una cesura APPARENTE. Non possiamo, infatti, arrestare lo scorrere del tempo. L’individuo, inevitabilmente, rientra nel proprio vivere quotidiano, anche in assenza dei suoi luoghi identitari, in una costante attesa di riprendere possesso di tutti gli spazi presenti nella memoria e di tornare a vivere, seppur con la latente certezza che ciò non potrà più avvenire sulla scena di sempre. LA RISPOSTA sta in un totale cambio di prospettiva e nella conquista della consapevolezza che NON CI PUÒ ESSERE UN FUTURO SENZA UN PRESENTE, alimentato quotidianamente dalla CAPACITÀ DI FAR DIVENTARE VITA questa ATTESA, trasformando una storia su sfondo bianco, in un ESISTERE IN COSTANTE RIAPPROPRIAZIONE.

Il processo di risveglio della comunità e dei luoghi urbani, che gli appartenevano e che la rappresentano, non può che essere un iter lungo e complesso, ma in questa fase transitoria occorre intervenire contrastando con ogni mezzo il diffondersi del sentimento di assenza della città per RESTITUIRE AL TEMPO LA DIGNITÀ DI MEMORIA. Questo è possibile unicamente sviluppando l’idea di una CITTÀ DINAMICA, nella quale l’uso creativo dei mutevoli scenari urbani generati dall’evento sismico, rende possibile innescare un processo di graduale riappropriazione anche durante la lunga fase di ricostruzione; SIAMO CONVINTI CHE NELLA PROGRESSIVA GESTIONE DELLA CITTÀ NON COSTRUITA E DEI PIENI ARCHITETTONICI SI NASCONDE IL FONDAMENTO DEL PROCESSO DI RICOSTRUZIONE DEL PRESENTE. In una situazione sociale di spaesamento e dispersione, è indispensabile, infatti, creare attrattori sociali negli spazi urbani, capaci di connettere fisicamente luoghi e persone.

L’OBIETTIVO

Innalzamento della qualità della vita del cittadino e della comunità, attraverso interventi combinati di ricostruzione architettonica, urbana e sociale. Ad oggi infatti, pur essendo oramai attivo un processo di ricostruzione, È ANCORA POSSIBILE RI-PROGETTARE LA CITTÀ PENSANDO AD UN PRESENTE CHE SI POSSA DI VOLTA IN VOLTA RINNOVARE IN BASE AL MUTARE DELLE ESIGENZE SOCIALI E DEI LIMITI IMPOSTI DAL CONTESTO.

ESPOSIZIONE PROGRAMMATICA

NO ALL’ATTESA PASSIVA DELLA NUOVA CITTÀ “CHIAVI IN MANO” –  SI AD UNA RICOSTRUZINE DEI PRESENTI CHE SI RINNOVANO, GUIDATI DA UN PROGETTO DI FUTURO

NO ALLA DISPERSIONE DEL CAPITALE UMANO SUL TERRITORIO – SI AL POTENZIAMENTO INTENSIVO DELLA “CITTÀ NON COSTRUITA” COME LUOGO DELLA SOCIALITÀ

NO AD UNA CITTÀ IN ESPANSIONE – SI AD UNA CITTÀ IN EVOLUZIONE

NO ALLA PROVVISORIETÀ – SI ALLA TEMPORANEITÀ CONSAPEVOLE

NO AI VINCOLI DI DESTINAZIONE D’USO – SI ALL’USO FLESSIBILE NEL TEMPO DEGLI SPAZI RICONQUISTATI

NO AD UNA RICOSTRUZIONE CHE PRIVILEGI NEI TEMPI UNA SOLA DESTINAZIONE D’USO – SI A UN PROCESSO CHE TENGA CONTO DEGLI EDIFICI PER IL LAVORO, LA VITA E I SERVIZI

SI ALL’ARCHITETTURA INCLUSIVA COME COMPRESENZA VITALE DI RESIDENZA E FUNZIONI PUBBLICHE

SI AL POTENZIAMENTO DELLO SPAZIO PUBBLICO A FAVORE DELLA CAPACITÀ DELL’AMBIENTE CITTADINO DI EMANCIPARE E CIVILIZZARE

SI AD UNA MOBILITÀ URBANA PROGRESSIVA

SI, IN OGNI PRESENTE, AD UNA RICOSTRUZIONE VELOCE PER UNA “CITTÀ LENTA”

SI ALLA NATURA CHE TORNA INSIEME ALLA VITA – SI A UNA RICOSTRUZIONE CHE CONDUCA A UNA CITTÀ PIÙ VERDE

IL NOSTRO MOTTO

“ARCHITETTIAMO” BRANI DI CITTÀ PROGRESSIVAMENTE DISPONIBILI, RENDENDOLI FRUIBILI, VITALI ED ATTRATTIVI AL FINE DI RICONQUISTARE IL PRESENTE.