{"id":2158,"date":"2019-01-15T11:42:03","date_gmt":"2019-01-15T10:42:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/?p=2158"},"modified":"2022-12-22T09:36:23","modified_gmt":"2022-12-22T08:36:23","slug":"manifesto-della-ricostruzione-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/en\/manifesto-della-ricostruzione-del-presente\/","title":{"rendered":"Manifesto della Ricostruzione del Presente"},"content":{"rendered":"<p><strong>NOI<\/strong><\/p>\n<p>A nove anni dal dramma che ha colpito la citt\u00e0 di L\u2019Aquila e, con essa, tutti noi, ancora ci interroghiamo su come sia giusto intervenire in questo intermezzo temporale in cui la citt\u00e0 \u00e8 sospesa tra quello che fu e quello che dovrebbe diventare. Questo interrogativo si rinforza ogni giorno mentre cerchiamo, in prima persona, di dare un contributo alla costruzione di un futuro ancora sfuggente. Il primo impegno \u00e8 stato quello di riportare l\u2019attivit\u00e0 professionale all\u2019interno delle mura civiche, nel cuore della \u201ccitt\u00e0 che fu\u201d, perch\u00e9 riteniamo giusto riportare la \u201cbottega dell\u2019architetto\u201d nel cuore del problema. Ci siamo trovati, per\u00f2, a dover RESISTERE quotidianamente all\u2019impatto di una \u201ccitt\u00e0 che ancora non c\u2019\u00e8\u201d. La dura convivenza con l\u2019assenza di spazi dedicati alla socialit\u00e0, la presenza troppo invasiva dei cantieri, e, pi\u00f9 in generale, la deregolamentazione, generano un luogo urbano completamente privo di un tessuto umano, saturo di macchine, dove le vie sono invase dalle 7.00 alle 17.00 da ponteggi, operai, macchinari e mezzi pesanti, quasi tutti incuranti del bene comune (la citt\u00e0), per poi, la sera, ripiombare in un silenzio assordante. Brani urbani dove, chiusi i cantieri, non rimane pi\u00f9 nessuno, in cui, PI\u00d9 CHE UNA CITT\u00c0 IN RINASCITA, SI RESPIRA LA MANCANZA DELLA VITA REALE.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 POSSIBILE CHE QUESTA SIA L\u2019UNICA VITA POSSIBILE DURANTE OGNI PROCESSO DI RICOSTRUZIONE?<\/strong><\/p>\n<p><strong>LA RISPOSTA<\/strong><\/p>\n<p>Siamo CONSAPEVOLI che il TERREMOTO, cos\u00ec come tutti gli eventi catastrofici, genera, nel sentire comune, UNA INTERRUZIONE TEMPORALE E SPAZIALE, creando, inevitabilmente, un \u201cprima\u201d, che assume le vesti di unico punto di orientamento per la collettivit\u00e0, e un \u201cdopo\u201d, indeterminato per tutti. CREDIAMO, in realt\u00e0, che questa INTERRUZIONE \u00e8 soltanto una cesura APPARENTE. Non possiamo, infatti, arrestare lo scorrere del tempo. L\u2019individuo, inevitabilmente, rientra nel proprio vivere quotidiano, anche in assenza dei suoi luoghi identitari, in una costante attesa di riprendere possesso di tutti gli spazi presenti nella memoria e di tornare a vivere, seppur con la latente certezza che ci\u00f2 non potr\u00e0 pi\u00f9 avvenire sulla scena di sempre. LA RISPOSTA sta in un totale cambio di prospettiva e nella conquista della consapevolezza che NON CI PU\u00d2 ESSERE UN FUTURO SENZA UN PRESENTE, alimentato quotidianamente dalla CAPACIT\u00c0 DI FAR DIVENTARE VITA questa ATTESA, trasformando una storia su sfondo bianco, in un ESISTERE IN COSTANTE RIAPPROPRIAZIONE.<\/p>\n<p>Il processo di risveglio della comunit\u00e0 e dei luoghi urbani, che gli appartenevano e che la rappresentano, non pu\u00f2 che essere un iter lungo e complesso, ma in questa fase transitoria occorre intervenire contrastando con ogni mezzo il diffondersi del sentimento di assenza della citt\u00e0 per RESTITUIRE AL TEMPO LA DIGNIT\u00c0 DI MEMORIA. Questo \u00e8 possibile unicamente sviluppando l\u2019idea di una CITT\u00c0 DINAMICA, nella quale l\u2019uso creativo dei mutevoli scenari urbani generati dall\u2019evento sismico, rende possibile innescare un processo di graduale riappropriazione anche durante la lunga fase di ricostruzione; SIAMO CONVINTI CHE NELLA PROGRESSIVA GESTIONE DELLA CITT\u00c0 NON COSTRUITA E DEI PIENI ARCHITETTONICI SI NASCONDE IL FONDAMENTO DEL PROCESSO DI RICOSTRUZIONE DEL PRESENTE. In una situazione sociale di spaesamento e dispersione, \u00e8 indispensabile, infatti, creare attrattori sociali negli spazi urbani, capaci di connettere fisicamente luoghi e persone.<\/p>\n<p><strong>L\u2019OBIETTIVO<\/strong><\/p>\n<p>Innalzamento della qualit\u00e0 della vita del cittadino e della comunit\u00e0, attraverso interventi combinati di ricostruzione architettonica, urbana e sociale. Ad oggi infatti, pur essendo oramai attivo un processo di ricostruzione, \u00c8 ANCORA POSSIBILE RI-PROGETTARE LA CITT\u00c0 PENSANDO AD UN PRESENTE CHE SI POSSA DI VOLTA IN VOLTA RINNOVARE IN BASE AL MUTARE DELLE ESIGENZE SOCIALI E DEI LIMITI IMPOSTI DAL CONTESTO.<\/p>\n<p><strong>ESPOSIZIONE PROGRAMMATICA<\/strong><\/p>\n<p>NO ALL\u2019ATTESA PASSIVA DELLA NUOVA CITT\u00c0 \u201cCHIAVI IN MANO\u201d &#8211;<span class=\"Apple-converted-space\">  <\/span>SI AD UNA RICOSTRUZINE DEI PRESENTI CHE SI RINNOVANO, GUIDATI DA UN PROGETTO DI FUTURO<\/p>\n<p>NO ALLA DISPERSIONE DEL CAPITALE UMANO SUL TERRITORIO &#8211; SI AL POTENZIAMENTO INTENSIVO DELLA \u201cCITT\u00c0 NON COSTRUITA\u201d COME LUOGO DELLA SOCIALIT\u00c0<\/p>\n<p>NO AD UNA CITT\u00c0 IN ESPANSIONE &#8211; SI AD UNA CITT\u00c0 IN EVOLUZIONE<\/p>\n<p>NO ALLA PROVVISORIET\u00c0 &#8211; SI ALLA TEMPORANEIT\u00c0 CONSAPEVOLE<\/p>\n<p>NO AI VINCOLI DI DESTINAZIONE D\u2019USO &#8211; SI ALL\u2019USO FLESSIBILE NEL TEMPO DEGLI SPAZI RICONQUISTATI<\/p>\n<p>NO AD UNA RICOSTRUZIONE CHE PRIVILEGI NEI TEMPI UNA SOLA DESTINAZIONE D\u2019USO &#8211; SI A UN PROCESSO CHE TENGA CONTO DEGLI EDIFICI PER IL LAVORO, LA VITA E I SERVIZI<\/p>\n<p>SI ALL\u2019ARCHITETTURA INCLUSIVA COME COMPRESENZA VITALE DI RESIDENZA E FUNZIONI PUBBLICHE<\/p>\n<p>SI AL POTENZIAMENTO DELLO SPAZIO PUBBLICO A FAVORE DELLA CAPACIT\u00c0 DELL\u2019AMBIENTE CITTADINO DI EMANCIPARE E CIVILIZZARE<\/p>\n<p>SI AD UNA MOBILIT\u00c0 URBANA PROGRESSIVA<\/p>\n<p>SI, IN OGNI PRESENTE, AD UNA RICOSTRUZIONE VELOCE PER UNA \u201cCITT\u00c0 LENTA\u201d<\/p>\n<p>SI ALLA NATURA CHE TORNA INSIEME ALLA VITA &#8211; SI A UNA RICOSTRUZIONE CHE CONDUCA A UNA CITT\u00c0 PI\u00d9 VERDE<\/p>\n<p><strong>IL NOSTRO MOTTO<\/strong><\/p>\n<p>\u201cARCHITETTIAMO\u201d BRANI DI CITT\u00c0 PROGRESSIVAMENTE DISPONIBILI, RENDENDOLI FRUIBILI, VITALI ED ATTRATTIVI AL FINE DI RICONQUISTARE IL PRESENTE.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2151\" src=\"http:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_1055-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_1055-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_1055-768x960.jpg 768w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_1055-819x1024.jpg 819w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_1055-520x650.jpg 520w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/>         <img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2154\" src=\"http:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584-500x500.jpg 500w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584-650x650.jpg 650w, https:\/\/www.dunamisarchitettura.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/IMG_2584.jpg 925w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOI A nove anni dal dramma che ha colpito la citt\u00e0 di L\u2019Aquila e, con essa, tutti noi, ancora ci interroghiamo su come sia giusto intervenire in questo intermezzo temporale in cui la citt\u00e0 \u00e8 sospesa tra quello che fu e quello che dovrebbe diventare. 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