Dunamis Architettura

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Torre Medicea

Descrizione:

La torre di Santo Stefano di Sessanio è stata fortemente danneggiata dal terremoto, della fabbrica antica è rimasto in piedi una porzione della muratura perimetrale piuttosto esigua, corrispondente in pianta a meno della metà del cilindro murario e in alzato a quella di dimensioni variabili che dalla quota del vecchio accesso della torre, a 3,80 m, raggiungeva nel punto massimo la quota di circa 10 m.
Questo grande lacerto murario, in cui si rende pienamente evidente la natura costruttiva della torre, resta l’unica testimonianza dell’edificio, che da sempre ha costituito lo specifico iconografico del paese, nelle sue diverse rappresentazioni storiche, e la cifra simbolica della sua fondazione e del suo processo insediativo.

Il progetto di ricostruzione della torre accetta la condizione operativa della perdita rilevante della fabbrica antica e assume i caratteri di un’operazione di restituzione e riproduzione di memoria, nella direzione della conservazione e della tutela del suo valore storico e testimoniale per l’intero borgo. Un’azione di “conservazione attiva” che secondo un approccio integrato ai diversi contenuti del progetto sia in grado di garantire un esito coerente anche nella eccezionalità del contesto operativo; questa azione si traduce in due indirizzi di progetto: uno legato alla riparazione del danno e al miglioramento sismico dell’edificio e l’altro alla restituzione dei suoi caratteri spaziali e alla riorganizzazione dei contenuti funzionali.

Restituzione di un modello teorico della fabbrica

Proprio nella particolarità ed eccezionalità del contesto dell’intervento di ricostruzione, dopo la fase di raccolta e analisi delle fonti, si è resa evidente la necessità di restituire in termini teorici il modello conformativo della fabbrica antica, da assumere come “testo critico” nelle fasi di progetto.
Il modello grafico della torre, restituito in tutte le sue parti, rappresenta il primo risultato nella conoscenza sulla fabbrica antica crollata, a partire dal quale sono state avviate le ulteriori fasi di rilievo e di analisi, diagnostica e critica, necessarie all’avvio delle fasi di progetto. Il modello teorico, assunto come testo critico, costituirà, nella fase di avvio dei lavori e nell’ambito delle attività preliminari, il documento tecnico che renderà possibile la formazione di un lapidarium e la classificazione di tutte le parti in pietra, sia per il materiale in bozza, sia per quello lavorato che definiva costruttivamente i vani di porte e finestre, le mensole e il complesso sistema del coronamento della torre.

Il progetto di Restauro e miglioramento sismico

Il progetto di consolidamento e restauro sulla muratura residuale al crollo prevede interventi di tipo tradizionale con iniezioni a bassa pressione su entrambe le facce del paramento, visto lo spessore rilevante. Gli interventi di restauro riguarderanno la ridefinizione precisa dei trattamenti superficiali, sia per quello che riguarda le fasi di pulitura con un preciso controllo sulla rimozione delle patine e della coloritura finale dell’intero apparecchio, sia per il trattamento delle stilature diversamente proposte sulla faccia esterna piuttosto che su quella interna in cui è prevalente una stesura della malta a riaccompagnare le bozze, lasciate quindi meno evidenti.
Il progetto di ricostruzione della parte crollata della torre sceglie di ripristinare integralmente la natura materiale dell’edificio adottando una diversa e innovativa versione dello stesso apparecchio murario, utilizzando il materiale lapideo recuperato dal crollo per la costruzione del paramento esterno ed interno analogamente apparecchiato, cui viene interposto un nucleo strutturale realizzato mediante un conglomerato di calce pozzolanica priva di cemento.
La rigenerata natura muraria della torre stabilisce, un rapporto diretto e fondativo con quanto resta della muratura antica, ripartendo dalla sua cresta irregolare ma il punto di ripresa viene segnato da una scarnitura che, più accentuata in altezza, accoglie un nastro di materiale in piombo, in grado di accompagnare l’andamento irregolare del lacerto, rimanendo interno alla muratura, senza innescare quindi possibili fenomeni di alterazione del supporto lapideo.
In questo modo il lacerto murario consolidato, oggetto anche di un diverso trattamento di pulitura superficiale, diviene di fatto segno visibile della fabbrica antica, traccia evidente del crollo e anche ambito fisico di rigenerazione della sua memoria.
L’involucro murario rigenerato si mostra, pur se distinto mediante questa soluzione sulla linea di ripresa, identico per dimensione, colore e natura materiale degli elementi lapidei.

Il progetto recupera la torre sia in termini funzionali, come contenitore della sua storia, destinando lo spazio del piano d’ingresso a piccola istallazione museografica, che in termini fruitivi, organizzando un percorso interno in grado di far rileggere la sua originale spazialità lasciata libera per l’intera altezza. Il sistema di salita, organizzato come un itinerario visuale, continuo e agevole, perimetrale alla circonferenza muraria della torre, diviene luogo della sua rappresentazione spaziale, e spazio di narrazione di contenuti espositivi diversi anche per piccoli allestimenti temporanei. Il progetto di riorganizzazione dei livelli e dei modi di fruizione della torre parte proprio dalla messa in valore di questa spazialità interna verticale ed eccentrica.
Al piano terra è previsto l’inserimento di un pannello, ad andamento circolare, che per giacitura e ampiezza corrisponde al lacerto murario non crollato. Il pannello nasconde le prime due rampe del sistema di risalita e recupera parte della superficie perimetrale della torre occupata dalla porzione più bassa della scala, in moda da assicurare un adeguato spazio per l’integrazione dell’installazione museale sulla storia della torre.
Il percorso di salita, interamente realizzato in acciaio cor-ten si sviluppa sul perimetro circolare, sottolineando forma e proporzione dello spazio, fino all’ultima rampa di uscita in copertura, per la quale, al contrario si sceglie la direzione rettilinea che traccia il diametro del cilindro. Il sistema di salita, che assicura un complessivo miglioramento del livello di accessibilità, è formato da rampe e passerelle che occupano lo spazio con giaciture regolari e secondo direzioni significative rispetto agli elementi singolari della torre e alla morfologia del tessuto edificato circostante.
La scelta dello sviluppo perimetrale della salita che alterna rampe a una passerella orizzontale ha permesso la gestione e risoluzione delle criticità ed interferenze poste dagli elementi singolari della porta del vecchio ponte levatoio e delle diverse finestre, che restano agibili e libere da qualsiasi elemento di ingombro, assicurando nella fase della salita le relazioni visive con l’esterno e rendendo così leggibili le originali direzioni di avvistamento sul territorio circostante.

Crediti:

Coordinatore Scientifico: Dante Galeota
Design Team: Dunamis Architettura (Stefano Balassone, Lorenzo Cantalini, Giovanna Marchei, Roberta Pezzuti)
Consulenza Scientifica: Alessandra Tosone
Progetto Strutturale: Dante Galeota, Stefano Avola
Immagini: Mauro Mauriello

Sito:
S.Stefano di Sessanio (AQ) – Italia

Anno:
2013-2015

Committente:
Comune di S. Stefano di Sessanio (AQ)

Programma:
Restauro monumentale

Budget:
$ 1.505.000